Giuseppe Conte ha fatto come il Conte Mascetti/Ugo Tognazzi in Amici Miei Atto II. Ha fatto il "rigatino": s'è messo la giacca a righe degli impiegati d'albergo (qui i censori della salute del bilancio pubblico) e ha salutato tutti senza pagare le spese. Il conto finale del Superbonus, infatti, continua a lievitare anche a validità praticamente terminata, confermando come la misura simbolo del suo secondo governo abbia lasciato un'eredità pesantissima sui conti pubblici italiani. Gli ultimi dati Enea aggiornati al 30 aprile parlano chiaro: gli investimenti complessivi hanno superato i 127 miliardi di euro, mentre l'onere per lo Stato sfiora ormai i 132 miliardi.
La fotografia scattata da Enea racconta di oltre 505mila edifici coinvolti e di lavori conclusi nel 98% dei casi. Ma dietro la narrazione della riqualificazione energetica resta soprattutto il peso di una misura che continua a scaricare miliardi sul deficit e sul debito pubblico. Non a caso il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato nei giorni scorsi che "i dati del debito del 2025, 2026 e 2027 risentono ancora del vecchio Superbonus, a noi pesa per 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà la coda ancora di 20 miliardi nel 2027. Senza questi dati l'andamento (del debito/Pil) sarebbe stato discendente".
E il problema non riguarda soltanto il costo complessivo della misura. A rendere ancora più pesante il bilancio finale sono le frodi e gli illeciti emersi negli ultimi mesi. Secondo quanto riportato ieri dal Sole 24 Ore, nei primi tre mesi del 2026 il Fisco ha bloccato 4,1 miliardi di euro di crediti legati al Superbonus. Un dato impressionante soprattutto perché rappresenta circa il 33% dei crediti maturati sulle spese contabilizzate nel 2025. In pratica, un euro su tre è stato considerato a rischio.
L'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno intensificato i controlli arrivando a individuare crediti sospetti, fatture gonfiate e lavori in parte o del tutto inesistenti. Una montagna di irregolarità che si aggiunge a un quadro già devastante per la finanza pubblica. Sempre secondo il Sole 24 Ore, il bilancio definitivo della misura arriverebbe addirittura a 174 miliardi di crediti d'imposta, cifra che sarebbe salita oltre i 183 miliardi senza le contestazioni e i sequestri effettuati dal Fisco. Del resto già la Corte dei Conti, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato, aveva liquidato il Superbonus come "la più grande operazione di spreco di soldi pubblici nella storia italiana". Una definizione che sintetizza il peso della misura, nata senza adeguati controlli e diventata rapidamente un pozzo senza fondo.
Non è un caso che il tema sia tornato centrale anche nel dibattito sul rapporto deficit/Pil. L'Italia resta infatti sopra la soglia del 3%, fermandosi al 3,1%, e una parte decisiva di quello scarto deriva proprio dalla lunga coda del Superbonus. Perfino Carlo Cottarelli e Lucio Pench, in un'analisi pubblicata dall'Osservatorio sui Conti pubblici, hanno riconosciuto che "senza questa spesa addizionale il deficit sarebbe stato sotto il 3%". Un'ammissione significativa, soprattutto perché arriva da economisti non certo vicini all'attuale maggioranza.
Anche la premier Giorgia Meloni ha ricordato come "nel 2022 abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell'8,1%, oggi lo abbiamo portato al 3,1%, un dato migliore anche delle previsioni del governo", sottolineando però "il rammarico per aver mancato di poco la soglia del 3%". Un valore che avrebbe consentito all'Italia di uscire dalla procedura Ue per deficit eccessivo.
Nel frattempo il governo continua a fare i conti con una norma che ha ipotecato intere stagioni di politica economica. Le risorse assorbite dal Superbonus hanno inevitabilmente ridotto gli spazi per interventi su fisco, bollette e sostegno alle imprese, mentre la crescita del debito produce effetti anche sulla spesa per interessi.
Ecco perché il centrodestra ha tutte le ragioni per attaccare Conte e i Cinque Stelle, considerati i principali responsabili della misura. Il capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Finanze al Senato, Fausto Orsomarso, ha dichiarato che "quello del Superbonus continua ad essere uno dei buchi più grandi mai conosciuti dalla nostra nazione, che costeranno alle casse dello Stato quasi come tutto il valore del Pnrr dal 2021 al 2026". Una politica scellerata portata avanti senza logica né controlli e i responsabili, invece di chiedere scusa per i danni causati all'Italia, pensano pure di poter impartire lezioni al governo. Ma in Italia, purtroppo, funziona così.

