Dopo nove anni, gli Stati Uniti tornano in una visita ufficiale in Cina, ma Donald Trump non sarà da solo. L'ultimo incontro ufficiale sotto l'ombra della Grande Muraglia era stata nel 2017, proprio durante il primo mandato del tycoon e per accompagnarlo in questo viaggio storico non ci saranno solo le altissime cariche governative, ma anche i rappresentati dell'industria di oggi e, soprattutto, di domani.
Accanto a Donald Trump, proprio come è stato il primo gennaio durante il suo insediamento, ci saranno 16 importanti amministratori delegati: da Elon Musk, con cui si è riavvicinato solo recentemente, al responsabile di Apple Tim Cook, passando anche per Larry Fink (BlackRock), Kelly Ortberg (Boeing), Michael Miebach (Mastercard) e Dina Powell McCormick (Meta).
Nell'elenco delle importanti personalità però spicca un grande assente: Jensen Huang. L'amministratore delegato di Nvidia non è stato invitato e questa settimana non si recherà in Cina, secondo quanto riferito da una fonte a conoscenza dei suoi programmi. Questa assenza giunge in un momento in cui Nvidia, l'azienda più preziosa al mondo, è in attesa dell'approvazione sia da parte della Cina che degli Stati Uniti per poter iniziare a spedire a Pechino un primo modello dei propri chip per l'intelligenza artificiale.
Insomma, non si tratta solo di un incontro diplomatico, ma di una vera e propria task force aziendale. L'obiettivo di Trump è chiaro: istituzionalizzare il dialogo con Xi Jinping attraverso nuovi comitati per il commercio e per gli investimenti, cercando di stabilizzare una tregua commerciale che negli anni ha visto dazi sfondare la barriera psicologica (e quasi punitiva) del 100%. Ma se la cornice è politica, di scontro e confronto tra i leader delle due grandi potenze mondiali, il motore vero sono gli interessi degli amministratori delegati, ognuno con un dossier diverso sulla scrivania.
Solo per fare qualche esempio, Sanjay Mehrotra, ceo di Micron Technology, è un nome molto caldo: la società di semiconduttori è stata una delle vittime preferite di Pechino che, nel 2023, ne limitò l'uso nelle infrastrutture critiche per una questione di sicurezza nazionale. L'obiettivo del ceo sembra quindi quello di riaprire pienamente il mercato cinese ai chip di memoria americani, recuperando così fette di fatturato cruciali. Obiettivi simili anche per Musk e Cook.
Dall'altra parte dello spettro industriale troviamo Jacob Thaysen di Illumina. In questo caso l'interesse è tutto sulla medicina di precisione: l'azienda biotecnologica californiana oggi vede nella Cina non solo una fabbrica, ma soprattutto un bacino di dati e - potenzialmente - di pazienti. La sua partecipazione ha come obiettivo abbattere o, ancora prima, evitare che venga costruito un muro tra la ricerca scientifica e l'export di tecnologie genomiche a causa dei dazi.
Dai social media all'hardware di consumo, la delegazione al seguito di Trump rappresenta la vera spina dorsale del Pil americano che cerca, a tutti i costi, di normalizzare i rapporti con uno dei suoi principali competitor. Il successo del viaggio si misurerà anche sulla capacità di questi ceo di trasformare la retorica della tregua in contratti firmati e, soprattutto, nella rimozione di quelle barriere non tariffarie che oggi pesano sulle aziende statunitensi più degli stessi dazi.

