La storia è cominciata così: «Scusi Signor Zverev, lei non può entrare». Era lunedì sera all'entrata di un ristorante giapponese e Sascha non aveva prenotato: dopo una cosa così, poteva andare solo peggio. D'altronde mai sottovalutare un italiano nato in Argentina: metti insieme i due Paesi e finisci per avere un mix di creatività e agonismo che a Roma diventa gladiatorio. Zverev, d'altronde, è tedesco, e che ne sa lui che con Luciano Darderi non è mai finita: falliti quattro match point nel tie-break del secondo set si è infatti squagliato, accusando anche il campo di essergli nemico (c'erano, in effetti, delle buche). A quel punto Luciano è diventato big: 12-10 nel gioco decisivo e 6-0 nel terzo set, il tutto dopo aver perso il primo 1-6. Fantastico: «Sul 3-5 del secondo set pensavo fosse finita, poi lui ha fatto due doppi falli e mi son detto: se vinci questo game Le palle match salvate? Giuro, ero talmente concentrato che ne ho contate solo due».
Insomma: nel giorno in cui Jannik Sinner eguaglia uno dei record pazzeschi di Novak Djokovic (31 vittorie di fila nei Masters 1000) superando un ottimo Pellegrino 6-2, 6-3 (ai quarti sfiderà Rublev domani sera), la copertina la prende un altro italiano che approderà ora almeno al numero 17 del ranking, ma chissà. Darderi, che ha chiuso il match mandando cuoricini a un pubblico impazzito, ai quarti sfiderà il nuovo fenomeno Jodar, «ed è semplicemente davvero un buon momento per noi italiani dirà poi Sinner in conferenza stampa -: abbiamo molti grandi giocatori e, soprattutto, tutti diversi. Penso sia davvero bello far parte di questo movimento». Lo dice lui che è arrivato al diciannovesimo connazionale battuto di fila («Ma Andrea ha fatto un torneo incredibile che gli darà tanta fiducia») e che alla notizia del ko di Zverev ha sorriso in tv. Intanto Darderi, davanti ai microfoni, non stava nella pelle: «Nel primo set non mi sentivo tanto bene, mi girava la testa, faceva molto caldo. Avevo tanta pressione, ci tenevo a dimostrare il mio valore qui a Roma. Questo per me è il torneo della vita, è la più importante ed emozionante vittoria della mia carriera».
Tutti felici, dunque, tranne uno: Lorenzo Musetti ha perso con Ruud in due set, ma soprattutto il suo infortunio alla coscia potrebbe chiedere il conto in vista del Roland Garros. «Ho giocato su una gamba sola, ma sono stufo dei ritiri. Adesso però non so se a Parigi ci sarò». La sfortuna, ahilui, continua.