Dazi, terre rare, Taiwan: tutti i dossier esplosivi sul tavolo dell'incontro tra Trump e Xi

Scritto il 13/05/2026
da Federico Giuliani

La tregua commerciale resta fragile. Pechino punta sulle terre rare, Washington chiede acquisti e pressioni sull’Iran. Su Taiwan l’intesa appare lontana

Avranno tanto da parlare Donald Trump e Xi Jinping. Numerosi i temi da approfondire, che coincidono con altrettanti punti di scontro e focolai di tensione. L'obiettivo principale di entrambi sarà quello di prolungare la tregua commerciale che ha fin qui evitato grossi guai all'economia globale. Accanto ai dazi, alle terre rare e alla tecnologia, ci sono però altri due dossier caldissimi: la guerra in Medio Oriente, che ha provocato la chiusura dello Stretto di Hormuz, e il futuro di Taiwan. I team di Xi e Trump scaldano i motori in vista di un complicato confronto diplomatico che toccherà molteplici tematiche. Ecco quali.

Dazi e commercio: cosa vogliono Usa e Cina

Impossibile non partire dai dazi. La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è iniziata durante il primo mandato di Trump, ma si è intensificata nell'aprile dello scorso anno con l'imposizione di tariffe statunitensi sui prodotti Made in China e le contro tariffe varate Pechino, in aggiunta a restrizioni cinesi sull'export di terre rare.

Le due parti, rendendosi conto che una simile escalation non sarebbe stata sostenibile, si hanno optato per una tregua commerciale. Una tregua ulteriormente estesa lo scorso ottobre, con il Dragone che ha promesso di acquistare più soia dagli agricoltori statunitensi in cambio di una riduzione (oltre la metà) delle tariffe.

Parliamo tuttavia di una tregua, appunto, che dovrà inevitabilmente essere rivista, o quanto meno aggiornata ed estesa. Usa e Cina starebbero non a caso lavorando a un Board of Trade e un Board of Investment, due meccanismi molto particolari. Il primo servirebbe a regolamentare gli scambi in settori non sensibili, il secondo per affrontare questioni relative agli investimenti, come gli ostacoli che si frappongono agli investimenti di specifiche aziende nei due Paesi.

Ma a cosa puntano Trump e Xi? Gli Stati Uniti vorrebbero che i cinesi acquistassero più carne, petrolio, soia e aerei Boeing, così da equilibrare il surplus commerciale, mentre il gigante asiatico, tra le altre cose, chiede un allentamento delle restrizioni sull'export di semiconduttori avanzati.

Il nodo delle terre rare

La Cina ha introdotto un nuovo requisito per i permessi di esportazione di terre rare che può inasprire in qualsiasi momento. Si tratta di un bel problema per gli Usa, visto che il Dragone controlla più o meno il 90% della catena di produzione mondiale di questi preziosi materiali necessari per sviluppare hi-tech e armamenti. E che Washington intende mantenere aperto il canale di vendita o, meglio ancora, incrementarlo.

Dal canto suo, Xi ha trovato nelle terre rare un jolly utilissimo da calare sul tavolo in caso di necessità e per ottenere concessioni dagli Usa. Certo, Trump può sempre reagire con dazi, blocchi e tariffe, ma la verità è che la Cina si è preparata da tempo e oggi è molto più autosufficiente del passato.

Pechino ha infatti diversificato le proprie importazioni energetiche e gli scambi commerciali, ha accelerato il passaggio all'elettrico e sta perseguendo l'autonomia tecnologica. In poche parole, si sente preparato ad affrontare (quasi) ogni sfida prolungata nel lungo termine.

Taiwan e Iran

La Cina mantiene legami con l'Iran e rimane un importante consumatore delle sue esportazioni petrolifere. "Trump ha parlato più volte con il segretario generale Xi Jinping in merito alla questione iraniana e a quella russa, comprese le entrate che la Cina fornisce a entrambi i regimi, nonché beni, componenti e parti a duplice uso, per non parlare del potenziale delle esportazioni di armi. Mi aspetto che tale dialogo prosegua", ha dichiarato un funzionario statunitense alla Reuters. Washington, in sostanza, vuole che Pechino eserciti pressioni su Teheran, mentre il governo cinese ha più volte chiesto a Trump di sbloccare la situazione nello Stretto di Hormuz.

Capitolo Taiwan. Due settimane prima dell'incontro, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avuto una telefonata con il segretario di Stato americano, Marco Rubio, spiegando al suo interlocutore che le relazioni bilaterali erano rimaste generalmente stabili, ma che Taiwan rappresentava il "rischio maggiore" per i rapporti tra le due parti. Xi è frustrato delle armi che gli Usa continuano a inviare a Taipei e considera l'isola un affare interno alla Cina. Raggiungere un compromesso su questo sarà quasi impossibile.