All'ex Ilva tornano i conti e dopo 1 miliardo di investimenti in manutenzioni, il gruppo in amministrazione straordinaria aggiorna il cronoprogramma della ripartenza e vede, non più come un miraggio, una produzione a 4 milioni di tonnellate. Ad aggiornare la situazione sono i commissari stessi confermando il cronoprogramma di ripartenza di due altoforni (Afo2 e Afo4) ed escludendo piani di chiusura come paventato dai sindacati che oggi si riuniranno sul tema ex Ilva.
Per quanto riguarda gli impianti, "l'Altoforno 2 (fermo da gennaio 2024) ha completato le attività di test, riscaldo e riempimento del forno, con ripartenza a giorni". Seguirà "la manutenzione programmata dell'Altoforno 4, finalizzata alla sostituzione delle piastre", al via il 28 febbraio e con una durata stimata di circa 60 giorni. Entro tale termine "saranno riavviate anche le Cokerie (BAT), con la rimessa in esercizio delle batterie 7, 8 e 12".
Di fatto a fine aprile, quindi, la capacità di 4 milioni di tonnellate/annue di acciaio primario riporterà l'Ilva a una produzione in grado di reggere i costi, di far funzionare gli impianti del Nord e di riportare l'occupazione ai livelli ante sequestro di Afo1.
Un capitolo che resta aperto: la Procura non ha ancora assunto una decisione sul dissequestro che potrebbe arrivare a breve. E i commissari hanno tuttavia già acquistato i pezzi necessari per la ripartenza, operazione che potrebbe essere completata in 8/9 mesi, qualche mese in più rispetto al previsto perché occorrerà detonare la ghisa solidificatasi all'interno dell'altoforno a causa del mancato via libera della Procura allo scarico. A conti fatti, a partire da febbraio 2024 sono stati destinati "oltre 997 milioni ad attività di manutenzione e investimenti industriali", sottolinea la società. Interventi che, conclude la nota, "confermano l'impegno del gruppo a rendere il sito efficiente", in vista della finalizzazione delle procedure di gara.
Il prescelto, Flacks Group, sta trattando l'acquisto del gruppo e definendo il nuovo piano di rilancio dopo che il precedente proprietario, Arcelor Mittal ha causato 7 miliardi di danni documentati e periziati.