Non sono i dazi o i movimenti delle truppe a definire l'attuale fase economica americana, ma quel 3,8% di inflazione che suona come un allarme rosso per la Federal Reserve.
La risalita dei prezzi, spinta dalle fiammate del conflitto in Iran, solleva il velo su una verità scomoda che, a lungo, il governo guidato da Donald Trump ha provato a ignorare: il costo della guerra non rimane confinato ai paesi dove si combatte, nè si limita alla spesa bellica approvata dal Congresso. Il vero costo si manifesta lungo tutte le catene di approvvigionamento globali, trasformando il rischio e l'instabilità geopolitica in una tassa occulta che colpisce ogni settore, dall'energia alla logistica alimentare.
Infatti, mentre ieri gli occhi erano puntati sul Pentagono che ha annunciato che la guerra in Medioriente è costata 29 miliardi al Paese, sul mercato veniva annunciata l'inflazione peggiore da maggio 2023. Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics il costo della vita negli States continua a crescere: se il dato di febbraio era fermo al 2,4%, non ancora in linea con l'obiettivo del 2% ma molto vicino, ad aprile è salito al 3,8%, superiore anche alle stime meno rosee che lo vedevano al 3,7%. Si tratta del secondo mese consecutivo di crescita, con l'indice dei prezzi al consumo salito dello 0,6% su base mensile.
La spinta principale viene dai prezzi energetici, schizzati dopo i raid americani e israeliani sull'Iran di marzo e rimasti elevati nonostante il parziale rientro seguito al cessate il fuoco di aprile. Ad aprile i prezzi dell'energia sono infatti aumentati del 17,9% su base annua, e il Brent rimane imperterrito sopra quota 100 dollari al barile.
Ora tutti gli occhi sono puntati sulla Federal Reserve, che venerdì vedrà un cambio al vertice tra Jay Powell e Kevin Warsh. Nelle riunioni precedenti la banca centrale ha lasciato invariato il tasso di riferimento entro il range 3,50%-3,75% e i mercati finanziari non si attendono tagli prima del 2027 e anzi, si inizia a parlare di un aumento dei tassi. Diversa la visione di Donald Trump, che invece sperava in un taglio dei tassi il prima possibile. Sul fronte politico, un'inflazione così alta potrebbe mettere in difficoltà la posizione del tycoon in vista delle elezioni di midterm di novembre: il crollo dell'inflazione era infatti stata al centro della sua campagna per la rielezione del 2024.