I carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito un nuovo blitz contro la criminalità organizzata che ha portato al fermo di 22 persone, sette delle quali già detenute e raggiunte dal provvedimento in carcere. L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e dal procuratore Maurizio de Lucia, fa luce sulle intimidazioni che, da novembre 2025, hanno colpito il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. Sono nove gli indagati accusati di: estorsione, tentata estorsione, porto e detenzione illegale di armi comuni e da guerra, con l’aggravante mafiosa. Altri sei sono ritenuti appartenenti a un’organizzazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana nei quartieri di San Lorenzo e dello Zen 2.
Proprio a Palermo si è recata oggi la premier Giorgia Meloni per la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. "Chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato, che agisce e colpisce", ha detto, "Questo comitato dovrà trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare un'operazione straordinaria di controllo e presidio fisso del territorio" di Palermo, "a partire dai quartieri più a rischio, penso allo Zen ma non solo. Un presidio che si può garantire con le Forze di polizia ma non solo, forse anche con il coinvolgimento dei militari e dell'Esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano Strade sicure".
Nell’inchiesta risultano però coinvolti anche sette soggetti già in carcere per altri via di altri procedimenti. L’attività investigativa rappresenta la prosecuzione dell’operazione condotta all’inizio di giugno, quando la Procura di Palermo dispose otto fermi per episodi di estorsione, danneggiamenti e tentato omicidio riconducibili allo stesso contesto criminale. Tra gli elementi più rilevanti emersi dalle indagini c’è la figura di Salvatore Verga, 36 anni, detenuto nel carcere di Trani e ritenuto uno dei presunti mandanti dei raid intimidatori. Gli investigatori avrebbero scoperto, nel cellulare di uno degli indagati, un sms del detenuto, che sarebbe riuscito a impartire ordini dall’istituto penitenziario utilizzando uno smartphone.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi commenta: "L’operazione di oggi, condotta dal Comando Provinciale dei carabinieri di Palermo, dimostra ancora una volta che lo Stato è presente e che in Italia non c’è spazio per l’impunità. Chi sbaglia ne risponde davanti alla giustizia, e questo è ciò che permette ai cittadini di avere fiducia nelle istituzioni. Il lavoro dell’arma dei carabinieri, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia, segna un altro colpo importante alla criminalità organizzata". Aggiunge poi: "Il Governo continuerà a sostenere con tutti i mezzi e le risorse possibili l’operato delle Forze dell’Ordine, consapevole che la lotta alla mafia si combatte attraverso la presenza dello Stato, gli investimenti in sicurezza e l’impegno costante nei territori. Ai Carabinieri coinvolti in questa importante attività investigativa va il nostro sincero ringraziamento per la professionalità, il coraggio e il senso del dovere mostrati al servizio della collettività".
Secondo gli inquirenti infine, proprio dal carcere pugliese sarebbero partite le direttive alla cosiddetta “banda del kalashnikov”, responsabile delle azioni violente che hanno seminato paura tra commercianti e imprenditori del capoluogo siciliano. L’indagine ovviamente prosegue per ricostruire ruoli e responsabilità all’interno dell’organizzazione e verificare eventuali ulteriori collegamenti.