Le immagini choc della morte di Chiara

Scritto il 13/05/2026
da Luca Fazzo

Le foto che raccontano l'orrore e la consulenza cruciale della Cattaneo: "Uccisa con un martello a testa squadrata"

"Sul corpo di Chiara Poggi e in particolare sugli arti superiori sono presenti almeno 5 lesioni riferibili in via di elevata probabilità a gesti difensivi messi in atto durante una colluttazione". È questo il passaggio cruciale della consulenza con cui la professoressa Cristina Cattaneo ribalta le verità processuali sull'omicidio di Chiara Poggi. È cruciale non per incastrare Andrea Sempio ma per togliere dalla scena del crimine Alberto Stasi, che per il delitto di Garlasco sta scontando una condanna a sedici anni di carcere. La conclusione della Cattaneo smantella uno dei cardini della condanna di Stasi, secondo cui Chiara durante l'aggressione non si era difesa: e questo portò a dire che solo il fidanzato poteva coglierla di sorpresa. E dilata i tempi della lotta e dell'aggressione sino a una durata incompatibile con l'alibi di Stasi: "La colluttazione è durata certamente diversi minuti (...) son passati probabilmente non più di 15-20 minuti dall'inizio della colluttazione alla morte di Chiara". Ma se alle 9,12 Chiara è viva e l'aggressione dura un quarto d'ora, Stasi è innocente: perché alle 9,35 è già dall'altra parte di Garlasco.

È un viaggio nell'orrore, la lettura integrale della consulenza Cattaneo, perché riporta per intero i documenti principali utilizzati dall'anatomopatologa milanese per rileggere il delitto: le foto dell'autopsia di Chiara. Sono immagini difficilmente descrivibili, che raccontano l'inumana violenza con cui la giovane donna venne ripetutamente colpita - dodici volte al cranio, cinque volte al resto del corpo - con l'attrezzo impugnato dall'assassino. La Cattaneo e il suo staff le hanno esaminate con la freddezza degli scienziati. Hanno raggiunto una quasi certezza sull'arma del delitto, "i reperti autoptici sono coerenti con l'impiego di un martello dotato di testa squadrata battente". E soprattutto rilevano alcune lesioni che non vennero rilevate all'epoca della prima autopsia: tra queste, due contusioni alla mano destra, dei lividi sull'avambraccio sinistro. Sono queste, insieme ad altre lesioni già riportate dai medici legali dell'epoca, a convincere i consulenti della Procura a ribaltare le vecchie certezze, e a dire che Chiara si difese. Addirittura lottò.

Quanto fosse decisivo questo accertamento lo dimostra lo stesso quesito posto dalla Procura di Pavia alla professoressa nell'agosto scorso: che al terzo punto le chiede proprio di spiegare "se risultino segni da cui inferire una attività di difesa". Già un anno fa, evidentemente, il procuratore Fabio Napoleone e l'aggiunto Stefano Civardi avevano dei dubbi anche su questo punto della vecchia autopsia. La risposta della Cattaneo è che alla reazione della ragazza l'assassino rispose colpendola con la stessa arma. La lesione A! alla spalla destra è la conseguenza di un "meccanismo di compressione associata a frizione o trascinamento" in una sede "spesso collegata a lesioni da difesa": "la regolarità dei margini depone a favore di un oggetto contundente piccolo, irregolare, possibilmente sferrato piu di una volta". La lesione H! all'avambraccio sinistro, "che si vede appena in alcune fotografie (...) questa sede è descritta come associata a lesioni da parata". La lesione alla mano destra coinvolge un'area "frequentemente coinvolti in meccanismi di difesa passiva e suggestiva di un gesto di protezione istintiva del capo". Si dice anche quando e dove avvenne la lotta: dopo i primi colpi al volto, sferrati alla base delle scale d'entrata. "A questo punto Chiara molto probabilmente seppur in preda a un trauma cranico è ancora capace di muoversi", e "durante questo primo attacco molto probabilmente si formano le ferite da difesa agli arti superiori". Altro che arrendersi: la ragazza di Garlasco lottò come una leonessa contro il suo assassino.