Chiuso il caso Unabomber. Il gip della Procura di Trieste, Flavia Mangiante, ha messo la parola fine, con l'archiviazione, alle indagini sull'ingegnere di Azzano Decimo, Elvo Zornitta, accusato di essere il responsabile di una serie di attentati che dal 1994 al 2006 hanno colpito Veneto e Friuli Venezia Giulia. L'inchiesta viene riaperta a 16 anni dall'ultima azione, nel 2022, sempre puntando il dito contro il principale indagato fra undici sospettati. Elemento cardine del nuovo fascicolo una superperizia su elementi piliferi lasciati sugli ordigni. Per i consulenti, però, le tracce biologiche sono state inquinate, contaminate, da due agenti della polizia giudiziaria che indagavano sul caso.
Nella fase iniziale l'accusa era incentrata su un elemento che, si scoprirà poi, era stato manomesso da un ispettore di polizia, Ezio Zernar, per questo condannato in via definitiva. La prova "regina" sarebbe stata una lama collegata a un ordigno compatibile con i suoi strumenti, attrezzi, trovati in casa. Accertato l'inquinamento volontario della prova, le accuse verso Zornitta vengono archiviate. Ma un'istanza presentata all'allora procuratore capo di Trieste Antonio De Nicolo dal giornalista Marco Maisano e da due vittime di Unabomber, Francesca Girardi e Greta Momesso, lo rimette in gioco. Altri quattro anni di indagini, ieri la decisione che lo scagiona definitivamente. "Sì è chiuso in maniera perfetta - commenta il suo legale, l'avvocato Maurizio Paniz - senza declaratoria di prescrizione anche questo ennesimo capitolo. Dopo tanta ingiustificata sofferenza dell'ingegner Zornitta e della sua famiglia. E tutto anche e soprattutto per colpa di un ispettore delinquente che ha tradito il suo mandato".
Resta il mistero di chi abbia compiuto gli attentati dinamitardi, 32 esplosioni in 22 anni. Nessuna rivendicazione plausibile, nessun movente. Il caso inizia ufficialmente il 23 agosto del '94 quando a Sacile, Pordenone, durante una festa paesana esplode una bomba piazzata in una cabina telefonica. Negli anni successivi gli attacchi al tritolo sono sporadici. Gli ordigni vengono piazzati nelle cabine Telecom, nei cestini, in vari oggetti lasciati per strada. Stessa mano e caratteristiche: fattura artigianale, piccole dimensioni, meccanismi di innesco semplici ma funzionali. Dal '96 gli attentati aumentano. Bombe nascoste nei tubetti di maionese e nei giochi nei supermercati, nelle sagre paesane, sulle spiagge, come a Lignano Sabbiadoro, e nelle chiese. Alle vittime vengono amputate mani e braccia. Il criminale non si ferma e piazza l'esplosivo persino nelle candele e negli evidenziatori sugli scaffali dei negozi. Nel 2003 un bimbo viene ferito gravemente dopo aver afferrato con le mani un ovetto Kinder.
Il Paese intero è indignato e profondamente colpito per la giovane vittima. Gli investigatori accelerano, meno di un anno dopo viene trovato il presunto colpevole, Zornitta, che si dichiara totalmente estraneo ai fatti. Contro di lui l'accusa di un poliziotto esperto in balistica con una "prova" manipolata ad arte. "È stato fatto questo supplemento di indagine - spiega l'avvocato Paniz - per verificare se alla luce delle nuove tecniche di ricerca del Dna risultava qualcosa. Ma non è stato trovato assolutamente nulla su Zornitta. Le risposte ai quesiti erano già tutte nel fascicolo".