Sono giorni di angoscia e domande senza risposta per la sorte di Sonia Bottacchiari, la 49enne partita da Piacenza insieme ai suoi due figli adolescenti e ai quattro cani per una breve vacanza in Friuli Venezia Giulia e sparita nel nulla dal 20 aprile. Da allora della famiglia non si hanno più notizie. Nessuna telefonata, nessun movimento bancario, nessun segnale dai cellulari. Un silenzio totale che ha fatto scattare una gigantesca macchina investigativa tra Emilia-Romagna e Friuli, con ricerche estese fino alle aree vicine al confine sloveno. Nonostante il ritrovamento di alcune lettere attribuite alla donna, gli inquirenti continuano a mantenere aperta ogni ipotesi. La Procura di Piacenza, che coordina le indagini, insiste infatti su un punto preciso: “Stiamo cercando persone vive”.
Le lettere non cambiano la direzione delle indagini
Il ritrovamento delle missive aveva inizialmente alimentato il timore di un epilogo drammatico. Tuttavia gli investigatori non hanno modificato l’impostazione dell’inchiesta. A chiarirlo è stata la procuratrice capo di Piacenza, Grazia Pradella, che ha spiegato come quei documenti non abbiano rappresentato una svolta decisiva. “Le missive non hanno cambiato nulla in quanto avevamo già a disposizione abbastanza elementi che inquadrassero la situazione”, ha dichiarato la magistrata, sottolineando inoltre che questo rappresenta “un momento delicato per le indagini”. La procura invita quindi alla massima cautela, mentre carabinieri e investigatori continuano a lavorare senza sosta per ricostruire gli ultimi spostamenti della donna e dei ragazzi.
Nessuna traccia dai cellulari e dai conti correnti
Uno degli aspetti che più preoccupa gli investigatori riguarda l’assenza totale di attività dopo la scomparsa. Secondo quanto emerso, non risultano movimenti bancari riconducibili a Sonia Bottacchiari o ai figli. Anche i cellulari della famiglia risultano spenti dal 21 aprile, nessun aggancio alle celle telefoniche e nessun segnale utile alla localizzazione. Gli specialisti stanno ora passando al setaccio tabulati telefonici, dati tecnici e sistemi collegati ai quattro smartphone utilizzati dalla famiglia, nel tentativo di individuare dettagli rimasti finora nascosti. L’obiettivo è capire se vi siano stati spostamenti non ancora ricostruiti o eventuali contatti avvenuti poco prima della scomparsa.
L’auto ritrovata a Tarcento
Una svolta importante nelle ricerche è arrivata il 6 maggio, quando l’auto sulla quale viaggiava la famiglia è stata trovata a Tarcento, in provincia di Udine. Da quel momento è stato attivato un vastissimo piano operativo coordinato dalla Prefettura di Udine nell’ambito della fase 2 del protocollo provinciale per le persone scomparse. Le ricerche si sono concentrate soprattutto nelle aree montane e boschive del Friuli Venezia Giulia, ma col passare dei giorni il raggio operativo è stato allargato fino alle zone vicine alla Slovenia.
La macchina delle ricerche: droni termici, elicotteri e unità cinofile
Sul campo operano centinaia di persone tra vigili del fuoco, carabinieri, soccorso alpino e volontari specializzati. Le operazioni proseguono anche nelle aree più difficili da raggiungere, nonostante il maltempo che nelle ultime ore ha complicato ulteriormente il lavoro delle squadre. Gli investigatori stanno utilizzando droni termici, termocamere montate sugli elicotteri e unità cinofile addestrate alla ricerca in ambienti impervi. I sistemi termici permettono di individuare eventuali tracce di calore umano o animale anche all’interno di boschi particolarmente fitti. Quando vengono rilevate anomalie, le squadre vengono inviate immediatamente sul posto per effettuare verifiche approfondite. Particolare attenzione viene riservata anche a dirupi, cavità carsiche, corsi d’acqua e aree fluviali considerate potenzialmente critiche.
Segnalazioni dall’Italia e dall’estero
Parallelamente alle ricerche sul territorio, prosegue anche il lavoro investigativo tradizionale. I carabinieri stanno verificando decine di segnalazioni arrivate da varie zone d’Italia e persino dall’estero. Ogni possibile avvistamento viene controllato direttamente oppure attraverso i comandi territoriali competenti. Nel frattempo sono stati attivati anche i canali di cooperazione internazionale con Austria, Slovenia e Croazia. Le forze di polizia dei tre Paesi sono in costante contatto con le autorità italiane per condividere eventuali informazioni utili.
“Cerchiamo di pensare positivo”
Nonostante il clima di forte apprensione, gli investigatori continuano a ribadire che la speranza resta viva. “Cerchiamo di pensare positivo”, ha detto ancora la procuratrice Pradella, mentre dalla procura arriva una frase che fotografa perfettamente lo spirito con cui proseguono le ricerche: “Stiamo cercando persone vive e contiamo di trovare persone vive”. Sulla stessa linea anche Federica Obizzi, presidente di Penelope Fvg e legale che assiste il padre dei due ragazzi: “Siamo preoccupati, però confidiamo in una risoluzione positiva. I familiari restano in attesa degli esiti degli accertamenti”.